Capo Verde è un arcipelago africano nell’Oceano Atlantico, un luogo dove convivono tradizioni antiche e spinte moderne, spiritualità e globalizzazione. L’arcipelago è stato plasmato nel corso dei secoli dalle diverse culture e tradizioni che l’hanno attraversata, tra cui le influenze portoghesi, africane e brasiliane. Esso ha avuto un ruolo centrale nella storia della tratta atlantica degli schiavi. Colonizzato dai portoghesi a partire dal XV secolo, l’arcipelago divenne uno snodo strategico nel commercio triangolare tra Europa, Africa e Americhe. Le isole venivano utilizzate come punto di transito e smistamento degli schiavi africani catturati nell’entroterra del continente, prima di essere deportati verso le colonie americane.

Negli ultimi anni, in particolare l’isola di Sal, ha vissuto un’esplosione turistica rapida e spesso incontrollata, che ha trasformato profondamente il paesaggio culturale, economico e ambientale. 

Se da un lato il turismo ha portato opportunità lavorative e aperture internazionali, dall’altro ha messo a rischio l’identità locale, favorendo un tipo di turismo “fast” che tende a semplificare e commercializzare le ricchezze culturali dell’isola. 

Tradizioni popolari, usi erboristici e saperi locali rischiano di essere travolti da un modello di consumo veloce, “esotico” e poco attento alla profondità dei luoghi. Questo articolo propone una riflessione critica su questa doppia faccia del turismo: tra antichità e modernizzazione, tra resistenza culturale e adattamento forzato. Inoltre vuole raccontare storie di erbe che viaggiano nei popoli e sono ancora oggi portatrici della bellezza naturale di questo mondo.

Durante il mio soggiorno sull’isola, ho incontrato diversi venditori locali al mercato municipale. In particolare, un signore brasiliano sulla sessantina mi ha raccontato numerose storie affascinanti sull’uso tradizionale delle erbe e dei rimedi naturali, un tempo largamente impiegati, soprattutto dalle donne. Molte di queste piante oggi provengono da altre isole o da paesi lontani, ma i saperi legati ai loro utilizzi specifici ed empirici sopravvivono nella memoria di chi ne è custode. È grazie alla trasmissione orale e alla passione di queste persone che tradizioni e rimedi continuano a vivere e a essere tramandati.

Tra le tante erbe incontrate durante il mio viaggio, quelle che hanno catturato maggiormente la mia attenzione sono le foglie di baobab essiccate, perfette per preparare infusi dalle molteplici proprietà.

foto dell’albero di baobab a Fogo di Monica Ottone

foglie essiccate di baobab

Nonostante i tanti benefici attribuiti a questa pianta, voglio raccontarvi solo quelli che mi hanno colpito di più. A parlarmene è stato proprio Marcelo, il quale vive da molti anni sull’isola. Curioso, gentile e profondamente appassionato del suo mestiere, Marcelo conosce ogni erba, pianta e conchiglia del luogo.

È stato proprio lui a introdurmi all’uso tradizionale di queste foglie, spiegandomi le loro proprietà antinfiammatorie. Secondo Marcelo, “la natura ha già tutto quello che ci serve, basta saper ascoltare”

Il baobab si trova a Capo Verde, anche se non è originario dell’arcipelago, ma dell’Africa continentale. Tuttavia, alcuni esemplari sono presenti sull’isola di Santiago, dove sono stati introdotti e crescono bene grazie al clima secco.

A Sal, essendo un’isola particolarmente arida, molte erbe medicinali vengono importate dalle altre isole dell’arcipelago, come ad esempio le foglie di mango e di tamarindo.

Mango Tamarindo

Un albero molto diffuso sull’isola, originario degli Stati Uniti, è l’Acacia tortilis (localmente chiamata Bagassa), importante sia per l’ombra che fornisce, sia per l’utilizzo del legno. La nostra guida, Nany, ci ha raccontato che questo albero fu introdotto a Sal attraverso un progetto di riforestazione, proprio con l’intento di contrastare la desertificazione e offrire riparo nelle aree più esposte al sole.

Sull’isola si trova anche L’Euphorbia balsamifera, nota localmente come “Tintam”. Molto simile per caratteristiche e proprietà a quella che si può trovare in qui in Italia l’euforbia arborea. La sua linfa bianca (latex) viene usata localmente in modo tradizionale, ma è tossica se ingerita o a contatto con mucose. In ogni caso, quasi tutte le Euphorbie hanno in comune la linfa lattiginosa che contiene sostanze caustiche: sebbene in alcune culture venga usata per trattamenti topici, va maneggiata con cautela.

Curiosamente, Marcelo non si occupa solo di erbe medicinali: nel suo piccolo negozio espone anche conchiglie rare e ossa di animali dal forte potere simbolico, frutto di anni di raccolta e scambi con pescatori e abitanti locali. Mi disse a riguardo: <<Le donne usavano la polvere delle ossa per trattare determinati disturbi fisici e spirituali tra cui anche i dolori mestruali>>.

CONCLUSIONE

L’espansione del turismo, in particolare sull’isola di Sal, ha accelerato un processo di trasformazione culturale. Le erbe locali, una volta raccolte per uso domestico, entrano ora nei circuiti commerciali e nei pacchetti benessere per i visitatori. Nascono centri spa, mercatini per turisti, souvenir “naturali”, spesso svincolati dal contesto tradizionale e da una reale conoscenza d’uso. Si assiste così a una italianizzazione (e occidentalizzazione) della cultura del benessere, che rischia di svuotare di senso pratiche ancestrali, riducendole a folklore. Allo stesso tempo, però, alcuni operatori locali e non solo cercano di valorizzare in modo consapevole questi saperi, integrandoli in percorsi di formazione, educazione e protezionale ambientale.

In conclusione, l’isola di Sal rappresenta un affascinante mosaico di tradizioni, paesaggi e biodiversità, dove il rapporto tra uomo e natura si manifesta in dei modi che mi hanno affascinata e fatto riflettere enormemente.

Questo breve articolo vuole essere una piccola introduzione, non esaustiva, a uno spaccato che ho potuto vivere personalmente, seppur in poco tempo. Per comprendere a fondo le dinamiche bisognerebbe immergersi ancora di più nella storia, nella musica, nella tradizione e nella danza di Capo Verde, ascoltare le storie degli anziani e di chi ha vissuto questa specie di turistizzazione del sacro, un fenomeno presente in molte zone del mondo, che sta modificando profondamente gli assetti geopolitici della nostra società.

Ci tengo a precisare che il mio contributo vuole essere anche un invito a un modo e a un metodo di viaggiare, un modo di osservare le altre culture e lasciarsi trasportare da ciò che ognuna di essa ha da raccontarci.